giovedì 15 gennaio 2015

La Peppa su Facebook


Io veramente bho, non capisco.

La mia amica Peppa ha quarantatre anni.

È una donna piacevole. Non una figona, ma  divertente, intelligente, curata. Una che sa stare al mondo, che sa fare conversazione.

Non si è mai sposata, rimbalza ostinatamente da un uomo sbagliato a un altro. O forse, per carità, è lei la donna sbagliata, non sono un’indefessa femminista che pensa che gli uomini siano tutti cretini.

Cioè lo sono, ma tanto quanto noi donne.

Solo che almeno gli uomini, o la maggior parte di loro, non si fanno i selfie come fai tu, Peppa.

L’uomo medio, quello con la pancia, quello che crede di essere un gran figo, quello che ti guarda solo il culo, quello col calendario Pirelli alla parete, il mammone, il traditore seriale, lo stronzo, il maniaco del controllo, il sessodipendente, lo sfigato, il bellone, l’intellettuale di sinistra, ecco tutti questi, mica stanno in bagno a tirare in dentro la pancia per schiantare poi la foto su instagram col filtro Valencia.

Loro ridono di te. Loro si danno le gomitate e sghignazzano delle tue tette in mostra, e al massimo se sei venuta molto carina si dicono “si poi però dal vivo è un cesso”.

E HANNO PURE RAGIONE.

Peppa: il tempo che impieghi in bagno per farti una bella foto con la spallina abbassata e la faccia da culo, impiegalo per fare cento addominali.

Ogni volta che vorresti fotografarti la pancia, che ti si appiattisce quando ti stendi sul letto e ti posizioni come una contorsionista tailandese, (ma gioia, anche Moby Dick, una volta spiaggiata, ha la pancia  piatta…), fai, invece, cinquanta flessioni.

Quando ti viene in mante di immortalarti il tatuaggio sul tricipite in caduta libera e cercare un aforisma di Coco Chanel come accompagnamento, hop hop hop cinque minuti di salto con la corda.

Quando ti sembra di non poter resistere alla tentazione di ritarre i tuoi piedini con la vena varicosa strizzati nelle Louboutin del 2013 comprate in saldo su Yoox, vai a farti un the verde.

Io scommetto che dopo un mese così, rimorchierai di più.

E se non avrai rimorchiato, ci avrai comunque guadagnato in salute e dignità.

martedì 13 gennaio 2015

Fallo per te stessa? Ma anche no.

Te lo dicono tutti.

"Devi farlo per te stessa".

Dimagrisci.
Vai in palestra.
Ma abbi maggiore autostima e amati così come sei. Brutta. Ma non essere inviosa.
Studia.
Esercitati al pianoforte.
Impara il greco il latino e la filosofia, ma fai montagne di soldi.
Sorridi sempre anche quando hai il ciclo al 20 luglio e sei uscita con i pantaloni bianchi di lino.
Sii spiritosa e spigliata.
Non essere volgare. Però leggi Cinquanta sfumature di grigio e fatti frustare dal tuo uomo.
Educa con rigore i figli, ma lasciali liberi, che loro non sono una cosa tua.
Leggi.
Porta fuori il cane.
Impara a fare il budino di pesce spada con contorno di millefoglie di barbabietola della Cappadocia al profumo di curcuma su riduzione di arcobaleno, che a Masterchef lo sanno fare anche i bambini di otto anni.
Non essere pesante.
Non rompere i coglioni.
Fatti la ceretta brasiliana.
Stiragli le camicie.
E tieni dritte quelle spalle.
Non andare in giro con lo smalto sbeccato.
Guarda come si trucca Clio makeup e comprati il primer e fatti la linea dritta con l'eyeliner che altrimenti non sei nessuno.
Comprati biancheria sexy da trecento euro, ma parla di arte e architettura, e vai a vedere qualche mostra ogni tanto.
Pulisci i resti del dentifricio che tuo marito spalma nel lavandino ogni mattina.
Fai un parcheggio a  S con i gemelli che piangono nei seggiolini e la suocera che ti sta vibrando da venti minuti nel telefono mentre otto uomini con le braccia incrociate ti osservano ridacchiando.
Vai all'Esselunga a prendere diciotto chili di detersivi e non dimenticarti due casse di Ferrarelle.
Non piangere.

Ecco gioia, guarda che se fosse stato "per me stessa", mangiavo mezzo chilo di Nutella al giorno, compravo un vibratore e passavo la vita sul divano a guardare Casablanca.




sabato 10 gennaio 2015

La banalità dell'inutilità

Comincio a odiare i compleanni.
Sono l'addetta ai biglietti. A scriverli.
Perchè qualcuno ha deciso che siccome ho fatto lettere, allora so scrivere bene i biglietti di auguri.
Avere fatto lettere mi ha lasciato questa come unica eredità socialmente utile.

Sticazzi.

Tutti arrivano col regalo.
Il biglietto è lì, lo sanno tutti che l'ho scritto io. Lo scrivo io da tre anni. Ah, accidenti, è tardino.
Il biglietto è troppo lungo. Lo aprono, lo scorrono, arrivano alle firme, per decidere chi baciare.
Lo leggerò domani, ma grazie eh, il regalo è bellissimo.

Avere fatto lettere è davvero, davvero inutile.